Sedici mesi (Rubbettino, 2024)

Italia, Seconda Guerra Mondiale. Il 5 marzo 1944, le SS arrestano
mio nonno Giuseppe Vaglio a Cremenaga, provincia di Varese,
perché aiutava ebrei, partigiani feriti e disertori in fuga dalla ferocia
nazifascista a mettersi in salvo in Svizzera attraverso il fiume Tresa.
Il 6 luglio 1945, 16 mesi dopo l’arresto e a Guerra conclusa, fa
ritorno a casa.
Il romanzo narra la storia di mio nonno e di mia nonna durante quei
sedici mesi in cui le loro vite vengono separate: lui è spostato da
prigione a prigione e infine viene deportato al campo di
concentramento di Mauthausen, Austria; lei a casa, con due figli
piccoli da crescere in un territorio occupato dal nazifascismo,
nell’incertezza e nella miseria.
La narrazione prende spunto da fatti realmente esistiti e si
concentra sulle faccende quotidiane e sui pensieri dei nonni,
lasciando il contesto storico in sottofondo. Entrambi il nonno,
prigioniero, e la nonna, in un territorio rurale e discosto dai grandi
centri abitati, sono per lo più estranei a quel che sta succedendo
attorno a loro in generale e in Europa nello specifico.
Le loro vite, un misto di sofferenza, resistenza e fede, arrancano
giorno dopo giorno: il nonno con lo scopo di resistere e non
soccombere, mentre la nonna con la speranza di vedere suo marito
ritornare a casa.

Viceversa – recensione